Terza lezione: Una buona spiegazione fa la differenza

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Un riscaldamento sfidante

Ed eccomi alla terza lezione!
Questa volta il riscaldamento ha subito una variazione. Dopo il saluto e un breve risveglio muscolare ci siamo dati a un nuovo strumento di tortura fisica (e mentale!): la Speed Ladder, una scaletta fatta di tessuto rigido che viene messa a terra e dentro la quale puoi fare degli esercizi per allenare la tua velocità di reazione, la tua coordinazione e il tuo ritmo.

Fin quando si è trattato di saltellare dentro/fuori da questa scaletta è andato tutto bene… quando poi Davide ha proposto una serie di passi in sequenza, è venuto “il bello”.
Hai presente quando ti spiegano un esercizio ed nella mente compare la scimmietta che batte i piatti? Avverti il cervello che si inceppa e ti senti un vero inetto perché non sai che non sei  in grado di riprodurre quello che hai visto. Ecco…questa è la sensazione che ho provato mentre mi destreggiavo alla “velocità” di un bradipo dentro e fuori dalla Speed Ladder.
Se è capitato anche a te di trovarti in una situazione simile, ti consiglio di non prendertela troppo e di avere pazienza con te stesso…non sempre l’apprendimento motorio è così immediato.

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L’importanza di una buona spiegazione

Una volta concluso il riscaldamento, ci siamo divisi nei due gruppi (principianti-esperti) e stavolta ci ha seguito Riccardo, un altro allenatore molto competente e pieno di voglia di insegnare. È sempre bello incontrare persone entusiaste e appassionate. Ti trasmettono molto di più di una semplice spiegazione: ti stimolano a fare del tuo meglio!

Ciò che ho apprezzato molto di Riccardo è stato:

  • L’utilizzo delle metafore. Questo permette a chi ascolta di cogliere maggiori informazioni e apprendere più velocemente;
  • L’unione di parole e gesti: la spiegazione di un esercizio è sempre stata accompagnata dalla dimostrazione del movimento. Questo “accoppiamento” non è così scontato. Dal momento che gli allievi sono diversi (ognuno con il proprio cervello e il proprio modo di apprendere) è necessario che l’allenatore sappia che alcuni hanno necessità di vedere e altri di ascoltare.

Per questo ritengo che il metodo di insegnamento di Riccardo sia vincente.

Tra l’altro mi accorgo che man mano che si procede con gli incontri, si entra sempre più nel vivo dello sport: diminuiscono i momenti di “passeggio” senza spada e aumentano quelli in cui brandisci la tua arma e la scagli (senza far male) verso il compagno.

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Lavoro a coppie e botte in testa!

Quasi tutto l’allenamento si è sviluppato su esercizi a coppie con la spada.
È stato davvero divertente ma nel contempo difficile dosare l’entusiasmo di dover affrontare l’altro e ricordare nel contempo come posizionare le mani, le gambe, i piedi  ecc. in modo corretto.
Qui ritorna il discorso della consapevolezza corporea: man mano che si prosegue con gli allenamenti bisogna fare sempre più attenzione a coordinare tutto il corpo con precisione quasi chirurgica per poter sferrare un colpo efficace.

Verso la fine dell’allenamento tutto ciò che avevamo provato a coppie in modo “soft” lo abbiamo messo in pratica scagliandoci (uno alla volta!) su Alessandro. E quando dico “scagliarsi” intendo che i colpi dovevano andare a segno con potenza e cura.
Se devo proprio essere sincera, superata la paura di ferire, quando assesti un bel colpo sei davvero soddisfatto e provi un senso di pura liberazione: è come se tutto lo stress accumulato della giornata evaporasse in una fulminea scarica di adrenalina. Sono tornata a casa soddisfatta e stanca: avevo dato le mie prime “randellate liberatorie”!
Immagino che la prossima volta aumenteranno le occasioni per riprovarci!

STAY TUNED!

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