Nicolas Cunsolo: l'allenatore che costruisce ricordi felici

Francesco Esposito Francesco Esposito Utenti

Quella con Nicolas Cunsolo sarebbe dovuta essere una normale intervista ad un allenatore di calcio, un ragazzo con un sorriso grande e la voglia di trasmettere tutta la sua passione per lo sport ai suoi allievi.

La sorpresa è arrivata con le sue risposte: parole piene di poesia, la voglia di farsi conoscere e di far arrivare il messaggio di chi sente la responsabilità di non dover soltanto insegnare ai suoi piccoli atleti le regole del calcio, ma anche aiutarli a diventare grandi nella vita di ogni giorno.

Una breve intervista che vale la pena di leggere, non per le domande, ma per le risposte di chi ce la mette sempre tutta, in tutto quello che fa.

Quando è cominciato il tuo percorso da allenatore? Come sei arrivato alla Juventus Soccer School?

Il mio percorso da allenatore alla Juventus Soccer School Sisport è iniziato nel 2016: sono arrivato alla scuola calcio grazie ad un tirocinio universitario che mi ha permesso di capire fin da subito quanto mi piaccia fare questo lavoro. 

È stato amore a prima vista e, spero continui così. 


C'è qualcosa che cambieresti nel mondo del calcio?

Molto spesso, vista l’enorme importanza mediatica riconosciuta a questo sport, viene data rilevanza solo ed esclusivamente al calcio di altissimo livello: probabilmente questo aspetto rischia di creare eccessive ansie e aspettative nei giovani che si approcciano al mondo del calcio, soprattutto poiché può accadere che nel ragazzo si presenti una ricerca spasmodica ed estenuante del raggiungimento di tale livello. 

Ciò che mi piacerebbe cambiasse è proprio questa mentalità; il calcio, secondo un’ottica sportiva, dovrebbe rappresentare pura essenza di gioco, in grado di rispecchiare i valori sportivi in ogni categoria. 

Per questa ragione, penso che il calcio di altissimo livello potrebbe rappresentare uno dei traguardi perseguibili, ma di certo non l’unico obiettivo da raggiungere per i giovani calciatori. 


Che tipo di allenatore sei? Che mister vorresti diventare?

Rispondere a questa domanda non è mai facile. Ogni volta che entro in campo con i ragazzi è, per me, un’occasione per sperimentare, scoprire qualcosa di nuovo, occasioni che permettono di esplorare aree di miglioramento, ma anche limiti sui quali lavorare per cercare di crescere per i ragazzi ed insieme a loro. 

Mi reputo un allenatore a cui piace fare davvero questo lavoro e penso di farlo con passione e tanto entusiasmo, ma soprattutto cerco di divertirmi con i ragazzi/bambini che alleno. 

Se penso al tipo di mister che vorrei diventare in futuro, credo proprio che sarei pienamente soddisfatto se riuscissi a mantenere questo entusiasmo e questa voglia di allenare e divertirmi, facendo quello che reputo sicuramente uno dei lavori più belli al mondo. 

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Alleni piccole e piccolissime promesse del calcio, cosa cerchi di trasmettere a bambini così piccoli, come persone, oltre che come atleti?

Allenare queste categorie permette senza dubbio di scoprire il bambino sotto ogni sfaccettatura perché, per la quasi totalità dei componenti del gruppo, gli allenamenti rappresentano la prima occasione di aggregazione extra familiare, dato che molti dei bambini che alleno non frequentano ancora la scuola materna. 

Data la tenera età risulta più che mai opportuno trasmettere loro concetti non solo tecnico-didattici relativamente al gioco del calcio, ma soprattutto occasioni di crescita personale dal punto di vista sociale, incentrando il focus prima sul ruolo del bambino e, successivamente, sul suo ruolo di atleta. 

È importante offrire loro nuovi stimoli “allenanti”, cercare di comunicare con loro in maniera efficace, ma anche saper “ascoltare” ciò comunicano, molto spesso anche in maniera non verbale. 

Quello che cerco di trasmettere ai bambini è quanto risulti fondamentale giocare ed allenarsi insieme, perchè rappresenta un momento di aggregazione ed integrazione, in modo che possano comprendere quanto e come ogni componente è importante per il gruppo: ognuno dei bambini ha una propria peculiarità e personalità ed è fondamentale all’interno della squadra. È giusto fare in modo che tutti possano sentirsi liberi di esprimersi considerando però ciò che consente a tutto il meccanismo gioco di funzionare: le regole. 

Cerco di trasmettere loro un concetto che simuli l’immagine del treno che viaggia sui binari ( che rappresentano le regole da seguire) ed all’interno del quale si trova il mister insieme ai ragazzi (che tutti insieme rappresentano i viaggiatori), diretti verso un’unica meta: il divertimento. 

Per questo motivo spero che i bambini, un giorno, ripensando agli allenamenti insieme, possano ricordarsi di momenti in cui erano davvero felici. 

Allenarsi per creare ricordi di momenti felici, correre insieme verso la stessa destinazione, portando in campo i valori fondamentali dello sport: passione, divertimento e voglia di raggiungere obiettivi sempre più importanti.

Sarebbe bello se, questi valori uscissero dai campi sportivi ed arrivassero nella vita di tutti i giorni: e Nicolas Cunsolo lavora ogni giorno perché possa accadere.

Grazie Nicolas, un ragazzo giovane e con le idee chiare, ma soprattutto l'allenatore che tutti avremmo voluto avere da bambini.

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